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I responsabili del Museo del Malcantone hanno scoperto stamane uno strano furto nel loro deposito, avvenuto con sicurezza fra il 23 maggio e il 10 giugno. Oltre a due “gramole” e una “cavra” (strumenti per la lavorazione rispettivamente della canapa e del legno), è stata sottratta una grossa slitta (cm 200 x 80) per il trasporto invernale del fieno e del legname. La stessa ha una storia tutta sua: ricevuta in dono anni fa, si era in seguito appurato la sua origine leventinese e proprio in questi giorni era in programma la consegna ai colleghi del museo di Giornico, dove avrebbe trovato la sua sede naturale.

Il furto è avvenuto apparentemente senza scasso, come ha potuto appurare una pattuglia della polizia, ed è stato studiato con cura ed eseguito da più persone, in quanto al posto della pesante slitta che si trovava a tre metri d’altezza, è stato sistemato un oggetto analogo, originariamente posto su un altro scaffale.

Il Museo del Malcantone chiede gentilmente la collaborazione di tutti per potere ritrovare l’oggetto, preziosa testimonianza della vita ticinese di un tempo. Chi avesse informazioni utili è pregato di contattare lo 091 606 31 72 o scrivere una e-mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Stesso luogo, medesima data, promessa mantenuta alla comunità locale e al Malcantone tutto. Sabato 21 novembre 2015 alle ore 16.00, nella sua rinnovata esteriore sede di Curio, avrà luogo l’assemblea dei soci dell’Associazione Museo del Malcantone. Sarà l’occasione per riandare a quel 1985, anno della sua costituzione, quando fu deciso di far rivivere lo storico e primo edificio scolastico in Ticino ad ospitare, cent’anni prima, una scuola maggiore e di disegno.

Stabile costruito nel 1854 per volontà locale e con la partecipazione finanziaria del Cantone e della Confederazione. L’evento consentirà di mostrare come la Fondazione Malcantone, proprietaria dell’edificio, ha operato e finanziato con cura necessari e determinanti lavori di manutenzione e di sistemazione. Questo grazie ad un accurato progetto dello studio d’architettura Albisetti di Magliaso, che ha anche diretto i lavori, e alla professionalità degli artigiani impiegati. Rifacimento del tetto, sua isolazione termica, indispensabile protezione dall’umidità, sostituzione di infissi e finestre, ma soprattutto restauro di intonaci e cornici e tinteggio originale in giallo e rosso ocra delle facciate.

Questa nuova veste di sicuro richiamo, richiederà ora, è la sfida per il 2016, una seconda e definitiva fase: la riorganizzazione degli spazi interni, particolarmente un nuovo allestimento permanente, che tenga conto di linguaggio e tecnica museali al passo con i tempi. Il progetto si sta affinando e richiederà importanti risorse finanziarie, necessarie e indispensabili per una realizzazione di grande richiamo da offrire ai visitatori, ai ricercatori, a chi ha a cuore l’identità, la testimonianza e narrazione delle vicende umane e sociali del nostro Malcantone. L’auspicio è quello di poter contare su una generosa e sensibile disponibilità di enti pubblici, istituzioni e offerte private.

In tema di ricorrenze, è opportuno rammentare che nel 2010, a sottolineare i 25 anni di attività della nostra associazione, fu inaugurata a Caslano la nostra nuova sede del Museo della pesca. Frutto pure di un notevole impegno, in questi cinque anni ha visto consolidare la sua attività, a dimostrazione della validità della sua diversificata concezione e offerta: non solo numerose visite individuali o per gruppi accompagnati, ma anche luogo frequentato per animazioni e attività didattiche e di ricerca per giovani e scolaresche, spazi per mostre d’arte e luogo di conferenze e riunioni assembleari, set per attività filmiche e per trasmissioni televisive e radiofoniche.

Nel 2016 si annuncia pure la ripresa di un’altra caratteristica dell’Associazione. Nel solco di una sua tradizione editoriale, nel corso dell’autunno prossimo vedrà la luce una corposa pubblicazione che, grazie al ritrovamento di una cospicuo diario ottocentesco, consentirà di illustrare la quotidianità malcantonese. Un lavoro di trascrizione meticoloso, contornato da numerose contestualizzazioni di natura sociale e storica. Da rammentare pure la costante funzione divulgatrice dei due siti www.museodelmalcantone.ch e www.museodellapesca.ch, approdo per un numero sempre maggiore di visitatori e lettori e buon motivo per irradiare ovunque presenza e attività delle due sedi museali.

Per assicurare poi la migliore continuità a quella che a giusto titolo può essere considerata antenna identitaria del presente e testimone della memoria della realtà malcantonese, l’ associazione sta operando per avvicinare giovani nuove forze nel comitato di direzione, a sostegno della meritoria attività del conservatore del Museo del Malcantone, Bernardino Croci Maspoli e del curatore del Museo della pesca , Maurizio Valente.

Gianrico Corti
Presidente dell’Associazione Museo del Malcantone
30 ottobre 2015

Ha preso avvio sabato 19 dicembre alla Casa comunale di Breno (Altomalcantone) la rivisitazione dell’opera e della vita di Oreste Gallacchi (1846-1925), figura che si colloca a pieno titolo nelle vicende storiche non solo del Malcantone, ma pure del Ticino a cavallo fra ‘800 e ‘900. L’inaugurazione ha visto una sala davvero gremita con ospiti interessati (in particolare la nipote Bruna Rossi, anni 96, che il nonno Oreste ha conosciuto assai bene, facendogli da segretaria per la redazione degli atti notarili) a seguire parole di introduzione da parte di Dante Morenzoni, vicesindaco di Altomalcantone e del sindaco Curzio Sasselli, cui hanno fatto seguito le riflessioni di Gianrico Corti, presidente del Museo del Malcantone e del conservatore Bernardino Croci Maspoli, che ha curato, con Patrizia Candolfi e Daniele Pedrazzini, la mostra e il volume cha la accompagna.

Occasione per delineare obiettivi e criteri che giustificano l’importanza nella nostra storia di questo politico molto particolare, deputato tra l’altro in Gran Consiglio per più di trent’anni. La mostra rappresenta anche il primo degli eventi per sottolineare i 25 anni dell’Associazione Museo del Malcantone.
Agli interessati si rammenta che fino al 31 gennaio, tutte le domeniche sono possibili visite tra le 14.00 e le 17.00, come pure durante gli orari di apertura della cancelleria comunale ( per appuntamenti 091- 609 14 28). Sul posto può essere acquistato il libro edito per l’occasione.

 


Scarica i pannelli della mostra

Da almeno tre secoli, il santuario di S. Maria del Monte sopra Varese, “ra Madonè dar Mont”, custodisce il cosiddetto “mostro di Breno”. Chiamato in paese “bisè scorlère”, sono in realtà i resti di un rettile, secondo la tradizione portati lassù dagli abitanti del comune malcantonese che lo avevano catturato nei loro boschi. Una leggenda locale, declinata in numerose varianti, narra di un mostro terribile vagante nei boschi, ucciso da un giovane, fattosi coraggio con un voto alla Madonna.

"che in solo vederli mettono timore e spavento"
A duecento anni dal passaggio nel Malcantone degli austro-russi di Rohan e di Suvarov

Duecento anni fa, l‘esercito austro-russo di Suvorov attraversava il ponte sulla Tresa diretto verso il S.Gottado e Zurigo, dove contava di attaccare l‘armata di Massena. A Zurigo non ci arrivò mai, costretto dai francesi a ritirarsi disegnando un tortuoso percorso fra i più malagevoli passi di Svitto, Glarona e Grigioni. Giunto in Svizzera con 22000 soldati, la lasciava con 10000 uomini che, allo stremo delle forze, lo riaccompagneranno in Russia, dove il feldmaresciallo di due imperi- principe d‘Italia e poi generalissimo- conoscerà l‘umiliazione e la morte.

Le due piccole mostre che il Museo del Malcantone presenta a Ponte Tresa e al Museo plebano di Agno, prendendo come titolo una frase - gustosamente dialettale - del diario dell’allora parroco di Marchirolo don Tomaso Stella, non vogliono aggiungersi alle rievaocazioni (dal taglio curiosamente celebrativo per quel Suvorov che, piaccia o no, nella sua carriera si rese anche responsabile di sanguinose stragi e che, nel breve soggiorno in quello che oggi chiamiamo Ticino, guidò una dura occupazione militare) che si tengono in occasione dell‘anniversario. Vogliono semplicemente ricordare giorni che per i nostri antenati furono terribili, fatti di requisizioni, di soprusi, di violenze e di paura, in un anno che fu assai difficile per tutti i ticinesi, fossero essi per i francesi o per gli austro-russi.

A dire il vero, nella nostra memoria collettiva il “generale avanti” ha finito per assumersi colpe anche non sue: nessuno ricorda più, ad esempio, i quattromila soldati del principe di Rohan, che, come documenta la mostra di Ponte Tresa, nel maggio di quel terribile 1799, non si peritarono certo di risparmiare saccheggi e sofferenze.
Tutto quanto fu fatto dagli austro-russi di passaggio viene ricollegato e imputato “al Suaroff”. Cose veniali, sia detto chiaramente, se paragonate alle efferatezze compiute contro i cosacchi di Pugacëv, i turchi di Ismail o gli insorti polacchi di Kosciuszko da chi, nel catalogo delle mostre cui si è accennato, si proclama (con poche concessioni a una sobria visione delle cose) che vede il suo nome “senza dubbio scolpito nell’inaccessibile Olimpo degli dei, degli eroi e dei condottieri russi”.

In quanto museo regionale guardiamo al nostro orto e i due allestimenti realizzati vogliono limitarsi a offrire l’occasione per una riflessione e un approfondimento su una pagina della nostra storia.

Al Museo plebano di Agno, documenti, immagini e oggetti d’epoca vogliono permettere ai visitatori di farsi un’idea di quanto successe duecento anni fa e, soprattutto, di come videro i contemporanei il generale russo e il suo esercito. Non mancano oggetti che illustrano il perdurare del mito Suvorov.

A Ponte Tresa sono invece presentati i risultati della ricerca condotta dal parroco don Dario Palmisano sulle requisizioni effettuate dalle truppe del principe di Rohan, che arrivate nel corso del mese di maggio, continueranno con le spogliazioni attuate dai francesi, temporaneamente in fuga, preparando il terreno all’esercito di Suvorov. Dalla ricerca, in corso di pubblicazione con il titolo di “Ponte Tresa 1799”e che verrà presentata al pubblico nelle prossime settimane, emerge un vivo e affascinante spaccato di quella comunità, che l‘allestimento vuole aiutare a evocare.

In conclusione, a suggello e motivazione del nostro lavoro, ci piace ricordare quanto saggiamente dice l’avvocato Giulio Rossi (autore con Eligio Pometta della ben nota “Storia del Canton Ticino”) alla fine di una serie di pregevoli articoli pubblicati nel gennaio del 1908 sul Corriere del Ticino a proposito del passaggio di Suvorov: “Possano sì tragici eventi non più ripetersi nè fra noi nè a flagello di qualsiasi altro popolo e possa il loro ricordo risvegliare ed additare in tutti più vivi i benefici effetti della pace”.


Bernardino Croci Maspoli
Presidente dell’Associazione Museo del Malcantone
Curio, settembre 1999


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Aperto da aprile a ottobre. Orario: mercoledì e domenica, 14.00-17.00. Visite fuori orario su appuntamento.

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