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CASLANO - Si è svolta sabato, presso il Museo della pesca di Caslano, l'Assemblea per la discussione del Consuntivo 2011 dell'Associazione Museo del Malcantone. Il documento, che testimonia di un anno ricco di attività e terminato con un attivo finanziario, è stato approvato all'unanimità dalla trentina di soci presenti.

Al termine della riunione si è sottolineato come quello trascorso sia stato l'ultimo anno di attività  dell'Ente turistico del Malcantone, fondato nel 1935 e all'origine della nascita del Museo del Malcantone.

Per questo motivo si è voluto rendere omaggio nella persona del suo direttore Alfonso Passera, facendogli dono di un'opera di Emilio Rissone con la seguente motivazione: "L'Associazione Museo del Malcantone dedica con gratitudine a Alfonso Passera, suo membro di Comitato dalla fondazione e idealmente a tutto l'Ente turistico del Malcantone, promotore e convinto sostenitore del Museo".

Nell'immagine: Gianrico Corti, presidente dell'Associazione Museo del Malcantone, consegna l'omaggio a Alfonso Passera.

Fonte: http://www.tio.ch/

 

In linea generale, il 2011 ha confermato la tendenza alla crescita dei flussi sui siti www.museodelmalcantone.ch e www.museodellapesca.ch, sezione esterna del museo del Malcantone.

Ecco alcuni dati chiave:

  • Sito museo del Malcantone, totale visite 2011: 53'961
  • Sito museo del Malcantone, totale pagine consultate 2011: 344'012
  • Sito museo della Pesca, totale visite 2011: 278'617
  • Sito museo della Pesca, totale pagine consultate 2011: 3'128'106
  • Totale visite: 332'578
  • Totale pagine consultate: 3'472'118


I dati indicati sono affidabili: sono infatti elaborati direttamente dal server. Sono inoltre paragonabili, visto che il software utilizzato è lo stesso per i due siti.

Lo scorso 29 febbraio, grazie all’iniziativa del locale Circolo svizzero, si è aperta la mostra intitolata La comunità svizzera a Trieste dal ‘700 al ‘900.

Assieme al ricco catalogo omonimo, curato da Giuseppe Reina, Annemarie Graf Reina e Giulio A. Cattaneo, essa documenta la straordinaria attività dei nostri connazionali in quella città. Banchieri e commercianti romandi, industriali svizzero-tedeschi, ristoratori grigionesi e costruttori ticinesi furono le tipologie più frequenti di emigranti che confluirono nella città istriana a partire dal 1719, quando l’imperatore d’Austria Carlo VI le concesse lo status di porto franco, dando avvio a due secoli di straordinario sviluppo commerciale e industriale.

Il più illustre dei ticinesi fu senza dubbio l’architetto Pietro Nobile di (Campestro 1776 –Vienna 1854). Figlio di un capomastro studiò a Trieste e Roma dove strinse amicizia con lo scultore Antonio Canova. Nel 1818 fu chiamato a Vienna, come membro del Consiglio aulico delle fabbriche e direttore dell’Accademia di architettura. Lasciò un ingente patrimonio documentario, conservato dai discendenti e infine salvato dal prof. Gino Pavan, che ne ha poi promosso lo studio e curato numerose e importanti pubblicazioni a riguardo.

Per questa ragione, contestualmente alla mostra e su indicazione del Museo del Malcantone, il Consiglio di Stato del Canton Ticino ha opportunamente ritenuto di significare al grande studioso l’apprezzamento per “l'attenzione  riservata alla persona, agli studi, ai progetti ed alle realizzazioni in Europa dell'architetto ticinese Pietro Nobile, tramite pubblicazioni che con cura, meticolosità e rigore scientifico ha voluto illustrare”.

Nel corso di due secoli, altri ticinesi si sono distinti nel campo della costruzione, come gli Scalmanini, Giovanni Degasperi o Giuseppe Bernardi, altri ancora negli affari, come i Genel di Dalpe, i Caccia di Morcote, i Fontana di Mendrisio, i Rusca di Agno. Tutte famiglie che hanno lasciato importanti tracce.

Suscita particolare interesse per qualità e quantità l’opera della famiglia Righetti di Breno. Il capostipite Giovanni (1766-1855) giunse a Trieste nel 1806, dopo svariate esperienze lavorative nell’Italia del Nord e in Provenza. Non aveva preparazione accademica, ma le sue grandi capacità lo fecero passare da capomastro a architetto.
I suoi tre figli Giuseppe (1806-1887), Domenico (1809-1894), Giovanni il giovane (1827-1901) e il nipote Giusto (1873-1941), compiuti studi accademici - chi a Milano, chi a Vienna – continuarono l’attività del capostipite, costruendo in città oltre sessanta edifici, alcuni dei quali particolarmente pregevoli e situati nei luoghi più belli di Trieste, come Piazza Unità d’Italia o Via Rossini, lungo il Canale grande.
Sembra che un tempo a Breno si dicesse “Napoleon per guerreggiar-I Righetti per costruir”: certo si esagerava, ma ammirando le opere lasciate, alla strofetta qualche ragione dobbiamo pur concederla.

Bernardino Croci Maspoli, conservatore del Museo del Malcantone

La Comunità svizzera a Trieste dal ‘700 al ‘900 Dal 01 marzo al 15 aprile 2012 - Sala Umberto Veruda - Palazzo Costanzi, piazza Piccola 2, Trieste

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Assemblea ordinaria per la discussione del consuntivo 2011: sabato 24 marzo 2012, 17.00, Museo della Pesca di Caslano.

Due riforme istituzionali hanno coinvolto direttamente anche il Museo del Malcantone. Due pluridecennali presenze territoriali sono state confrontate con la necessità di procedere ad un processo di fusione. Da un lato, Malcantone Turismo, che all’inizio del 2012 si è sciolto per confluire a livello distrettuale in un’unica organizzazione, il nuovo Ente turistico del Luganese. Dall’altro, a causa dell’implementazione anche in Ticino, come previsto da una legge federale, con l’istituzione dell’ Ente regionale di sviluppo del Luganese, la Regione Malcantone (organismo che riunisce tutti i comuni locali) ha dovuto interrogarsi su come procedere per mantenere una sua identità, ma soprattutto per dare continuità a quei servizi non assorbiti dalla nuova Azienda regionale di sviluppo.

Ebbene, se il Museo del Malcantone è nato, lo deve all’iniziativa dell’Ente turistico del Malcantone, che dopo aver acquistato e restaurato il vecchio edificio della Scuola maggiore di Curio, si è attivato per fondare la nostra Associazione, affidando a Giancarlo Zappa la concezione del Museo e assicurando un importante sussidio annuo, che ha consentito non solo di procedere, ma anche di affrontare singoli progetti. Dal 1985, anno di fondazione, il direttore dell’ETM Alfonso Passera siede nel nostro Comitato,  dove porta le sue capacità professionali e la sua carica di entusiasmo.

Inoltre, se la nuova sede del Museo della pesca è oggi una realtà, gran parte del progetto è stato seguito dalla Regione Malcantone ( in particolare da Marco Marcozzi, ora collaboratore dell’ERS-L), che ha pure assicurato finora compiti di amministrazione e segretariato.

È dunque comprensibile la nostra preoccupazione e l’estrema attenzione con la quale il Museo ha seguito l’evolversi della situazione. I segnali sono positivi, ma la prudenza è d’obbligo. Gli impegni finora assicurati dovrebbero essere ancorati. Inoltre è in atto un progetto di Fondazione Malcantone, che, assieme ad altri servizi ed iniziative locali, manterrebbe un occhio di riguardo alle attività espresse dal Museo nelle due sedi e nel territorio.

Alcune puntuali annotazioni.

La nuova sede di Caslano (Museo della pesca) ha vissuto il suo primo anno pieno, in riva al lago e inserita, con indubbio maggiore richiamo, nel percorso anche turistico che dal golfo raggiunge il Sassalto. Si è rivelata formula vincente e dinamica, accanto all’esposizione permanente, l’offerta della sala multiuso, modulabile anche per specifiche mostre d’arte, e della saletta per ricerche ed esperienze didattiche o per sedute di piccoli gruppi: lo testimonia l’incoraggiante numero di associazioni o enti che hanno scelto questa opportunità nel corso dell’anno trascorso.

La questione della salvaguardia e collocazione delle barche, ancora presenti sul sedime della vecchia sede, sono al vaglio con le autorità comunali di Caslano: l’intenzione è quella di radunarle, quale cornice, alla nuova sede di via Meriggi.

Da segnalare, tra le attività culturali, l’originale mostra Quarzo-Cerina su oggetti legati al mondo della pesca e del pesce, raccolti ogni dove e la mostra fotografica sul tema dell’acqua di Gilberto Luvini; altro richiamo particolare, la serata di letture del poeta e scrittore Alberto Nessi e la serata con documentario” Il racconto del pescatore”.

La sede di Curio ha proposto, con alcuni valori supplementari, la mostra su Oreste Gallacchi nella realtà del suo tempo: di grande rilievo la presentazione di Silvano Toppi all’inaugurazione del 27 marzo 2011.

A Curio si è anche potuto approntare un preventivo per i necessari e importanti lavori di manutenzione e di conservazione: la Fondazione, proprietaria dell’edificio, ha deciso di pianificare questo intervento, che prenderà avvio nel corso del 2012.
Sarà anche l’occasione per avviare un’ampia riflessione sull’impostazione futura per contenuti nuovi, accanto al centro di documentazione e di ricerca e allo spazio espositivo, della storica sede.
Nella primavera del 2011 si è costituito un gruppo “Finanze e marketing” allo scopo di individuare una migliore valorizzazione dell’offerta museale e di aumentare le entrate, acquisendo nuovi soci: impegno che ha dato alcuni frutti, ma che proseguirà maggiormente in futuro.

Come noto, ma ripetere giova, da alcuni anni sono attivi due siti ( curati da Roland Hochstrasser, nostro vicepresidente) : www.museodelmalcantone.ch  e www.museodellapesca.ch, oltre alla recente apparizione in facebook (quale ulteriore elemento di interattività). L’apprezzamento del pubblico è davvero notevole: anche il 2011 ha confermato la tendenza alla crescita dei flussi in transito. Due eloquenti dati: il sito del Museo del Malcantone ha totalizzato 53'961 visite ( le pagine interne consultate, 344'012). Ancor di più, il Museo della pesca ha registrato 278'615 visite ( con ben 3'128'106 di pagine spulciate). Una diffusione rallegrante, che incoraggia di riflesso a mantenere il livello di qualità raggiunto, nonostante le risorse fatalmente restino affidate sempre ed unicamente alla preziosa attività del nostro conservatore Bernardino Croci Maspoli e di Maurizio Valente, curatore a Caslano, affiancati da pochi ma fedeli indispensabili volontari.

Gianrico Corti
Presidente del Museo del Malcantone

L'Osservatorio Quarenghi Comunica che sabato 6 marzo 2010 alle ore 17,00 si terrà, nella Sala Tassiana della Civica Biblioteca Angelo Mai (Bergamo), un pubblico incontro dal titolo Architetti e costruttori italiani e ticinesi in Russia. Nuovi apporti epistolari.

Nell’occasione verranno presentati due recenti lavori di ricerca pubblicati da Michaela Böhmig, professore ordinario di Lingua e Letteratura russa all’Università di Napoli “L’Orientale”, e da Nicola Navone, vice-direttore dell’Archivio del Moderno di Mendrisio.

L’incontro, con la partecipazione degli autori, sarà introdotto da Maria Chiara Pesenti, professore di Lingua e Letteratura russa all’Università di Bergamo, e da Piervaleriano Angelini, vice-presidente dell’Osservatorio Quarenghi.

Il primo studio che verrà presentato, della prof.ssa Böhmig, ha per titolo Le lettere di Giacomo Quarenghi all’abate Vincenzo Corazza (1779-1788), ed è apparso nel più recente numero di “Bergomum”, la rivista della Biblioteca A. Mai di Bergamo. Esso rappresenta un nuovo significativo apporto alla conoscenza dell’epistolario quarenghiano, fonte di preziose informazioni sulla sua arte e il suo orizzonte culturale. Sono dieci le lettere inedite reperite dalla studiosa, che vengono presentate con ricchezza di annotazioni, e precedute da una approfondita introduzione che contestualizza i contenuti fornendo precisazioni di prima mano tanto sull’architetto bergamasco quanto sul destinatario delle missive.

Dell’arch. Navone verrà invece presentato il recentissimo volume Dalle rive della Neva. Epistolari di tre famiglie di costruttori nella Russia degli zar, edito dall’Archivio del Moderno di Mendrisio e dal Museo del Malcantone.

Si tratta della pubblicazione delle raccolte di lettere, conservate in varie sedi, indirizzate ai parenti rimasti nel Canton Ticino dai rappresentanti delle famiglie Visconti, Ruggia e Staffieri dimoranti in Russia e attivi nel campo dell’architettura; nel complesso più di centosessanta lettere che coprono un arco temporale di quasi un secolo: dal 1787 al 1881. Esse offrono una testimonianza viva e diretta di quel grande fenomeno migratorio che a lungo ha legato le terre ticinesi alla Russia, quella vicenda di emigrazione di artisti e costruttori che seppero mantenere vitale il legame con i luoghi d’origine, anche attraverso strategie economiche che proprio le lettere consentono di analizzate in profondità.

Era il 1985. Per  Giancarlo Zappa si avvicinava l’età del pensionamento, quando si assunse uno dei tanti impegni che ne hanno costellato e caratterizzato la lunga vita: la creazione del Museo del Malcantone.

Nato a  Castelrotto il 16 settembre 1928, ha frequentato la Magistrale di Locarno, insegnato per vent’anni alle scuole elementari di Savosa (mettendo in atto l’esperienza didattica della "Ca' gioiosa" ricordata in una pubblicazione del 1957), e altri venti allo CSIA di Lugano. Nel frattempo ha anche operato per decenni alla Radio della Svizzera italiana, come regista del  Teatro dialettale, ma soprattutto responsabile e produttore di Radioscuola.

Si trattava dunque di dar vita alla bella sede dell’ex Scuola maggiore di Curio, che l’Ente turistico del Malcantone ci metteva a disposizione. Ma ci voleva un’ idea, un principio-guida che desse un carattere particolare a tutta l’attività. La cultura è come un melograno, unitaria e composita. Su questo concetto, Giancarlo Zappa ha basato l’ideazione del Museo del Malcantone, di cui è stato conservatore per ventuno anni, dalla fondazione al 2006. La sua grande preoccupazione è sempre stata quella di evitare di illustrare la nostra regione come se fosse il centro del mondo, ma immaginarla appunto come il seme di melograno, parte di un tutto. Ed è certo per questo che gran parte delle mostre e delle pubblicazioni realizzate a Curio abbiano avuto come tema la nostra emigrazione: oltre che essere una caratteristica imprescindibile della nostra storia, essa ci rapporta alle terre, anche lontane, dove i malcantonesi hanno operato.
 
Quella di trovare le connessioni fra le culture, le epoche storiche, i movimenti artistici, le opere letterarie, era una delle più sorprendenti e affascinanti doti di Giancarlo, frutto di innumerevoli letture e  lunghi viaggi.  La materializzazione di questa visione è stata la prima realizzazione del Museo, quelle Tavole del Tempo che, attraverso la giustapposizione di centinaia di immagini suddivise per luoghi e per epoche storiche, permettevano di cogliere visivamente le interconnessioni fra il qui e l’altrove, fra il presente e il passato, recente o remoto. Da questo strumento ( approntato, diceva lui per ritrovare nelle diverse epoche e nelle varie componenti, alcuni segni delle forme e dei valori della cultura e della civiltà occidentale) partivano le sue visite guidate, nel corso delle quali sapeva affascinare persone di ogni età, di ogni estrazione sociale e di ogni cultura. Dai bambini delle elementari ai professori universitari, tutti erano colpiti dalla sua voglia di raccontare, di creare immagini e connessioni, di far capire. Era un generoso, nei fatti nelle cose come nelle idee. Una personalità di una ricchezza straripante, onnivora.
 
Non era sempre facile lavorare con Giancarlo. Ogni scelta, ogni decisione, anche quelle apparentemente banali, dovevano essere discusse a fondo, analizzate, giustificate. Spesso questo andava oltre il limite della mia sobrietà un po’ facilona: era lo scontro. Sarebbe una falsità non ricordarlo, così come sarebbe falso non ricordare che spesso la ragione era dalla sua parte, che da lui ho imparato e a lui devo molto e, infine,  che nessuna discussione, magari anche accesa, mai è riuscita a intaccare stima e amicizia reciproche.

Bernardino Croci Maspoli
Conservatore del Museo del Malcantone

L’Associazione Museo del Malcantone è lieta  di invitarla all’inaugurazione della nuova sede del Museo della Pesca di Caslano, via Meriggi 32, Giovedì 3 giugno 2010 alle ore 15.00.

Programma

  • 15.00 : ritrovo in Piazza Lago a Caslano
  • 15.15 : partenza per Villa Carolina
  • 15.30 : inizio parte ufficiale. Interverranno:
    • Gianrico Corti, presidente del Museo del Malcantone
    • Emilio Taiana, sindaco di Caslano
    • Bernardino Croci Maspoli, conservatore del Museo del Malcantone
    • Franco Lurà, direttore del Centro di dialettologia e di etnografia
    • Gabriele Gendotti, consigliere di Stato
  • 16.00 : taglio del nastro
  • 16.30 : rinfresco con specialità di lago offerto a tutti i partecipanti

Con il sostegno di:
Repubblica e Cantone Ticino, Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport
Centro di dialettologia e di etnografia, Bellinzona
Pro Helvetia
Comune di Caslano
Malcantone Turismo
Aziende Industriali di Lugano
e di molte altre persone, associazioni, enti pubblici e privati.

Il Museo sarà aperto il martedì, il giovedì e la domenica dalle alle 14 alle ore 17. Sono possibili visite fuori orario. Per informazioni e appuntamenti: 091 606 63 63 – www.museodellapesca.ch

Nell’archivio parrocchiale di Ponte Tresa c’è un fascicolo, in cui sono raccolti cinquanta documenti, ben noti ai parroci del 1800 e del 1900, che li hanno gelosamente custoditi perché fossero consegnati alla storia. I documenti sono avvolti in un vecchio foglio di carta, su cui si legge: "Registro delle liste presentate da diversi Particolari / della Comunità di Lugano sopra i danni sofferti / dalle armate austro Russe", e sul verso opposto della pagina: "Danni sofferti da diversi / particolari di Ponte Tresa / £ 14287: 15: 6". Si tratta di lire milanesi che, come si ricava dal 1° e dal 14° reclamo, equivalevano a venti soldi.

L’occupazione di Ponte Tresa, che nei reclami è definita eufemisticamente "soggiorno" delle truppe austriache e russe, fu effettuata da quattromila uomini guidati dal principe di Rohan, un nobile francese contrario al regime repubblicano instauratosi nel suo paese e perciò passato in campo avverso. Partito da Luino, il principe, che era anche feld-maresciallo dell’impero austro-ungarico, dopo aver occupato Ponte Tresa, occupò anche Lugano, come si legge nelle Effemeridi Ticinesi di Emilio Motta al n. 679.

I cinquanta reclami, scritti tra il 12 e il 16 giugno, fanno riferimento a danni patiti dalle truppe del presidio di occupazione "dal 14 maggio in avanti" (reclami nn. 7, 11, 36), probabilmente dal 14 al 25 maggio, come si legge nel reclamo n. 46. I danni, oggi risibili, furono notevoli per un piccolo paese di circa 300 abitanti, e soprattutto povero.

I reclami furono accolti dal principe di Rohan? E` probabile che siano stati ricusati e rimandati al mittente, al Cancelliere Giuseppe Pellegrini, che li aveva raccolti con l’aiuto di don Giuseppe Stoppani, coadiutore parrocchiale. E’ anche probabile che, per motivi che ci sfuggono, non siano stati neppure inoltrati. In ogni modo, i cinquanta reclami, conservati nell’archivio parrocchiale, documentano ciò che universalmente si sa o si dovrebbe sapere: che in ogni tempo, non solo in guerra ma anche in pace, quasi sempre il diritto della forza prevale sulla forza del diritto.

Sottratti alla polvere di due secoli e letti con l’animus di chi si chiede come vivessero gli abitanti dei villaggi del Ticino alla fine del 1700, i cinquanta documenti sono interessanti sotto vari aspetti, da quello sociologico a quello economico, da quello linguistico a quello religioso. La storia non si fa solo con le guerre e con i grandi avvenimenti che bruscamente la determinano. Storia è anche la vita della gente dei villaggi, per cui è bene chiedersi: quali erano le loro occupazioni lavorative, di che si nutrivano, come vestivano, soprattutto cosa avevano di più caro? Inoltre, qual era il livello culturale della gente, e differiva poco o molto da quello dei nobili del patriziato?

Fa meraviglia soprattutto scoprire che, se il popolo viveva di frumento, di granturco, d’orzo, di fagioli, di formaggi, di olio di noci più che di ulive, e di vino, con poca carne, e si vestiva alla buona, il Parroco, il Vice parroco, il Cancelliere, i borghesi e i nobili non se la passavano meglio: in più avevano in dispensa del salame o del vino "di quello bono" (come si legge in un reclamo), sulla credenza qualche oggetto di peltro o di maiolica, raramente d’argento, e qualche schioppo appeso al muro, per la caccia naturalmente.

Ma perché raccontare qui ciò che il lettore può scoprire da sé leggendo l’elenco della "robba" depredata, quasi sempre scritta con due "b" e con la maiuscola in testa? Sarebbe noioso, come sono noiose quelle chilometriche prefazioni ai libri che, se sono validi, s’impongono da sé. Se poi uno studioso con i fiocchi, lavorando su questi documenti, volesse tirar fuori delle conclusioni storiche in grande sul Ticino e particolarmente su Ponte Tresa, tutti gliene sarebbero grati.

Francesco Dario Palmisano

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