• slider1.jpg
  • slider2.jpg
  • slider3.jpg
  • slider4.jpg
  • slider5.jpg
  • slider6.jpg
  • slider7.jpg
  • slider8.jpg

Manca poco per festeggiare i 30 anni di attività della sede di Curio e siamo alle soglie dei festeggiamenti per i 20 anni del Museo della pesca di Caslano. Struttura , come noto, collocata ora a lago e totalmente rinnovata e ampliata nel 2010 : un frequentato e innovativo richiamo (media annua di 3200 visite), con una mostra permanente unica, nel suo genere, in Svizzera. Non solo ma, grazie a spazi appositi, anche luogo per assemblee, riunioni associative e conferenze, esposizioni d’arte, ricerche supportate da una cospicua biblioteca tematica, programmate attività didattiche soprattutto rivolte alle scolaresche. La storica sede di Curio attende da un po’ di tempo che si ponga una rispettosa mano, agli infissi e al tetto, per evitarne il deterioramento. Rammentare che l’edificio, costruito a metà Ottocento, fu in Ticino tra le prime sedi di una scuola maggiore e di disegno, e che tutt’ora ha una funzione pubblica, dovrebbe suggerire anche all’Autorità cantonale una maggiore protezione quale monumento storico. Senza dimenticare la sua collocazione armonica nel contesto del villaggio malcantonese. Le impellenti necessità di interventi di manutenzione ( progetto e preventivo di spesa sono già consegnati, il finanziamento per iniziare i lavori è in fase di affinamento) hanno quindi rallentato l’attività legata a mostre temporanee, senza tuttavia interrompere quella che in futuro avrà ancora maggiore consistenza: la funzione di centro di ricerca e di documentazione, legata alla storia locale, alle tradizioni, all’emigrazione (lavoro e arte nel mondo), alla raccolta e catalogazione di materiali. Senza dimenticare d’essere sempre luogo di stage formativi per studenti, di collaborazioni per ricerche storiche (grazie anche ad una ricca e riordinata biblioteca) e per eventi nel territorio, di progetti editoriali ( una riconosciuta caratteristica del museo). Proprio l’imminenza di questi lavori, facendo di necessità virtù, ha motivato a lavorare attorno ad un progetto che, al termine dei lavori, ridisegni e rilanci l’attività a Curio come centro di competenze e “museo aperto” .
Nonostante l’illustrazione di questo quadro lasci intendere quanto nelle due sedi museali e in modo diversificato si quantifichi l’attività, è opportuno ribadire che, accanto a momentanee e seppur lodevoli azioni di volontariato, la quotidianità è assicurata da anni sempre e solo da Bernardino Croci Maspoli, conservatore a metà tempo per tutte le attività museali e da Maurizio Valente, curatore a tempo pieno per il Museo della pesca.
A titolo volontario, il nostro vicepresidente Roland Hochstrasser ha attivato e alimenta  nuovi canali di comunicazione con l’utenza, un complemento che definisce l’insieme dell’operosità dei musei. Segretariato e amministrazione, assicurati per mandato a tempo parziale dalla Regione Malcantone, ora sciolta, e in particolare da Igor Negri , passato alle dipendenze del Comune di Novaggio, hanno obbligato a trovare una nuova soluzione per l’inizio del 2013.
Da tempo, sognando ad occhi aperti, per mettere a frutto tutto quanto si ha in animo di fare, il pensiero corre alla possibilità di disporre di maggiori forze umane e finanziarie. Per ora ci si orienta a ripensare come rendere maggiormente operativo , sempre su basi volontarie, il comitato, con una migliore suddivisione dei compiti e responsabilità.
Ciò che tuttavia rimane una costante, nonostante le reali limitate risorse illustrate, è la disponibilità ad offrire sempre collaborazione ad iniziative nel territorio di riferimento ( è stato il caso ad esempio nel 2012 per la valorizzazione del Maglio del Malcantone) come pure a quelle ad orizzonte più esteso  (da rammentare la ricerca di Donatella Ferrari, ligure di origini malcantonesi, culminata con l’apprezzato volume “Tegoli, coppi e mattoni. Filomena Ferrari e l’avvio dell’industrializzazione di Millesimo e Sale delle Langhe”, ma anche alla preparazione  della mostra “La comunità svizzera di Trieste dal ‘700 al ‘900” con relativo catalogo, occasione pure per un promettente scambio di visite.
Fare museo dunque indirizzato alla rimembranza e all’identità con vivacità , coinvolgimento , apertura e collaborazione, coniugando passato, presente e futuro.

Assemblea consuntivo 2012
Gianrico Corti
Presidente

La mostra presenta un centinaio di opere, tutte eseguite su fogli di carta di varia qualità, vario colore, varia grandezza; realizzate quasi tutte con la tecnica del disegno (a matita, a penna, a carboncino), con alcuni acquarelli e pastelli. Tutti i lavori portano la data (e qualche volta anche l'ora dell'esecuzione); spesso, è scritto anche il titolo, corredato sovente da commenti in versi o in prosa.

Non è raro il caso che un foglio sia stato usato da ambedue le parti (e con date diverse sulla medesima pagina): a dimostrazione che l'autore non pensava né di produrre opere d'arte, né tantomeno di contemplare queste sue "annotazioni" in una esposizione al pubblico.

I cento fogli (inquadrati sotto vetro con un fondo neutro) sono stati scelti, per la maggior parte, tra una ben più folta produzione degli anni 1913-1914; senza dire qui delle opere grafiche prodotte negli anni successivi: un insieme di centinaia di fogli istoriati ancora tutti da esplorare.

La scelta non è stata facile. D'altra parte, si può dire che le "direttive" sono scaturite dalla stessa sequenza cronologica; F.L. Loustalot indagava, giorno dopo giorno, la realtà geografica (la geologia, la fauna, la flora) ma soprattutto l'umanità del suo luogo di predilezione (il minuscolo nucleo abitato di Ronco di Castelrotto, con la regione circostante), in modo del tutto occasionale. Paradossalmente si può dire che l'occasionalità era il suo metodo rigoroso di lavoro. Durante il medesimo giorno, lungo la medesima settimana, gli interessava tutto: il microcosmo e il macrocosmo; annotava il levare del sole e della luna, ma anche il lavoro agricolo stagionale della gente, l'ambiente casalingo e quello dell' osteria, il movimento di un gatto di un cane di un uccello, e il gesto professionale del macellaio della mazza, la capigliatura di una ragazza e la pipa di un giovanotto, le donne dei nostri paesi al mercato di Lugano e la borghesia locale tra le bancarelle.

Il particolare, risultano osservate e documentate molte attività legate alla semplice agricoltura del tempo: la potatura, il vangare, la cura delle api, la raccolta delle castagne, i bachi da seta, il pane, l'allevamento del bestiame, l'artigianato dello zoccolino, strumenti e ambienti di lavoro, e i paesaggi con i nuclei abitati, i coltivi e le selve non ancora contaminati dalla dispersione di nuove costruzioni.

Cercando quindi di rispettare la personalità e le scelte dell'autore, la mostra si presenta così con due aspetti che ci paiono essenziali:

  • il più immediato è quello che testimonia figurativamente la realtà della nostra regione e la vita quotidiana della nostra gente nei primi decenni del Novecento;
  • il più impegnativo è quello che vuole far conoscere una personalità eccezionale (complessa e limpida, come si può dedurre dalla biografia e dalla documentazione che accompagnano la mostra) di un uomo convinto di dover cercare l'autenticità del suo valore esistenziale nella "azione" quotidiana, verificando e assimilando le vibrazioni dell'energia in tutte le sue manifestazioni.

Ecco perché questi "segni" che si presentano con un linguaggio formale di naturalismo oggettivo (che evidenzia sempre la struttura fisica e la struttura dei gesti e dei movimenti) non sono affatto soltanto dei documenti, perché tutti comunicano lo sguardo, la pressione della mano, il sorriso o la smorfia dell'autore: dentista, ma anche cultore di filosofia, amante e autore di poesia, e spirito silenziosamente intriso di religiosità.

F.L. Loustalot, cresciuto nel clima dell' Art Nouveau di Nancy (e lui stesso, nella sua giovinezza, attore della Belle Epoque), quando disegna non segue nessuna avanguardia o moda allora in auge: né i " Gallé" della sua città, né i Fauves, né i Cubisti, né i Futuristi di Parigi . Nella sua ricerca di essenzialità interiore, il suo oggetto e modello di osservazione e meditazione è sempre la natura: quella del cielo stellato, come quella dei suoi propri piedi disegnati magari al posto del profilo del Monte Rosa.

Si potrebbe dire che l'umiltà del suo linguaggio formale è orgogliosissima, coerente con uno dei suoi motti prediletti , "diventa quello che sei". Il frutto di questa sua " azione" esteriore e interiore sono centinaia di disegni, nei quali (più che nei suoi versi) egli ha fermato momenti, spesso attimi, di realtà oggettiva, ma anche e soprattutto di vibrazione personale, manifestati con semplicità e sorprendente intensità.

Giancarlo Zappa, Conservatore del Museo del Malcantone

Nella maggior parte dei corsi d’acqua svizzeri che ospitano trote di fiume, la stagione della deposizione delle uova dura da ottobre a dicembre. Si tratta di un periodo particolarmente sfibrante, soprattutto per le femmine: al fine di creare un ambiente di sviluppo ottimale per le loro uova, esse scavano infatti con la pinna caudale dei cosiddetti fregolatoi nella ghiaia.

Sono proprio questi fregolatoi l’oggetto del workshop organizzato da Fiber, il quale svilupperà in una parte teorica la mattina e in una parte pratica il pomeriggio. I fregolatoi, oltre a fornirci numerose informazioni sulla qualità e sui processi della riproduzione naturale in un dato corso d’acqua, rivestono un ruolo fondamentale nell’ambito della gestione delle acque.

Con un po’ d’esercizio è possibile riconoscere i fregolatoi con sicurezza e quindi contarli con facilità. E con un briciolo di fortuna si potrà persino sorprendere e osservare le trote durante l’atto della deposizione delle uova: uno spettacolo davvero affascinante.

Durante la parte teorica, che si terrà in mattinata presso la Scuola Media di Faido, si parlerà di biologia e, in particolare, dell’evoluzione e della riproduzione della trota di fiume. In un secondo tempo verrà presentato e discusso il protocollo elaborato da Fiber dedicato alla mappatura dei fregolatoi.

Nel pomeriggio si proseguirà sulle sponde del Ticino. Durante la parte pratica del workshop, i partecipanti impareranno a individuare e mappare i fregolatoi.

Sabato 08.11.2014, inizio ore 10:00, Luogo: 6760 Faido, Scuola Media

http://www.ftap.ch/docs/periodo_di_fregola_sep.pdf

Questa mostra nasce in occasione dell’imminente uscita di una pubblicazione, curata da padre Giovanni Pozzi e Augusto Gaggioni, che, sulla base di un accurato inventario, darà minuziosamente conto di tutti gli aspetti degli ex voto dipinti ticinesi.

Richiesto di alcune informazioni sulle ventisei opere precedentemente censite nella regione, il Museo del Malcantone ha deciso di raccogliere tutto quanto fosse possibile e allestire un’esposizione, permettendo così ai visitatori di avere una visione d’assieme di un patrimonio forzatamente disperso in una decina fra chiese e oratori, spesso non facilmente visibile.

Il numero dei dipinti potrebbe apparire esiguo, ma la qualità del materiale, che va dal Seicento alla fine dell’Ottocento, riscatta ampiamente questo limite, rendendo la mostra quanto mai interessante. Purtroppo, rispetto al primo inventario redatto nel 1950, risultano dispersi quattro dipinti documentati da fotografie: attraverso le stesse sarà forse possibile recuperarli.

Un ex voto è innanzi tutto un segno tangibile di gratitudine verso la Madonna che, tramite l’intercessione di santi protettori o famigliari defunti, ha voluto concedere quella grazia che ha permesso di uscire indenne da una situazione di grave pericolo. Già solo questo fatto rappresenta un aspetto di grande interesse per un museo etnografico, in quanto documenta un aspetto fondamentale del rapporto con il trascendente, al quale ci si affida e verso il quale si nutre un solido sentimento di gratitudine, testimoniato appunto dall’ex voto. Da qui il profondo rispetto dovuto a questi documenti, sentimento che, attraverso loro, si estende ai protagonisti di pericolose vicende, accomunati dalla fede e da un sentimento, la gratitudine appunto, sempre ammirevole. Non sono iinoltre da dimenticare tutte le informazioni sulla vita, sul lavoro, sul costume, sull’emigrazione, sugli arredi e quant’altro che da questi documenti traspaiono.

Il rispetto per queste opere passa anche attraverso una loro corretta conservazione. Spesso ci si trovati di fronte a opere in condizioni assai precarie, mentre altre denunciano interventi di “restauro” eseguiti con metodi discutibili quando non dissennati. La mostra mira anche a sensibilizzare su questi aspetti, nonché a promuovere una raccolta di fondi per intervenire con restauri appropriati almeno nei casi più urgenti.

Bernardino Croci Maspoli
Presidente dell’Associazione Museo del Malcantone
Marzo 1999

La Posta svizzera e Pro Patria hanno deciso di emettere una serie di francobolli speciali per gli anni 2013-2015. I soggetti per i francobolli di quest’anno ritraggono oggetti esposti in diversi musei: maschera artistica di Basilea, orologio da tasca di Porrentruy, ghironda di Willisau, tegola marsigliese di Curio.

A partire dal Cinquecento e fino ai primi decenni del Novecento la maggior parte degli uomini di alcuni comuni del Malcantone emigrava per esercitare il duro lavoro del fornaciaio. La loro attività è documentata nell’Italia settentrionale, in Svizzera e in Francia, ma anche in luoghi più remoti, come la Danimarca e la Russia. Anticamente la cottura dei laterizi avveniva in fornaci provvisorie, accese vicine ai cantieri. Dalla metà dell'Ottocento l'introduzione dei forni "Hoffmann" richiese importanti investimenti. In molti casi si passò dal semplice lavoro di braccia a  moderne forme industriali. Gli Andina di Croglio e Curio, gli Azzi e  i Biasca di Caslano, i Bertoli, i Delmenico, i Del Mollo e i Muschietti di Novaggio, i Marcoli e i Mina di Croglio, i Morandi di Curio, i Palli e i Perseghini di Pura, i Pelli di Aranno – per non citarne che alcuni - avviarono fiorenti stabilimenti. Il Museo del Malcantone ha finora censito oltre trecento fornaci di proprietà o gestite da malcantonesi: un numero enorme, se si considera che la regione contava diecimila abitanti fino a metà del XX secolo.

La semplice tegola marsigliese raffigurata sul francobollo vuole essere un omaggio alle fatiche sopportate da innumerevoli generazioni di operai come pure alle capacità imprenditoriali che molti di loro hanno saputo sviluppare.

Per ordinare il francobollo:

http://www.propatria.ch/index.php?option=com_virtuemart&Itemid=524&lang=it&vmcchk=1&Itemid=524

Nel corso dell'estate 1998 una parte del giardino del museo è stata sfruttata per coltivare ortaggi, leguminose, cereali e alberi da frutta un tempo molto diffusi e che oggi sono difficili da trovare. Una specie di museo verde. Realizzato soprattutto grazie alla disponibilità e al "pollice verde" di Maurizio Valente e alla sempre puntuale collaborazione di Romano Benagli nella preparazione e di Edy Facchinetti nella cura, ha costituito la prima tappa di quello che vorremmo fare diventare un elemento costante della nostra offerta espositiva.

Per cominciare abbiamo messo a dimora alcune piante aromatiche annuali e perenni, coltivato un ricchissimo "züchee" e piantato due coppie di vegetali che rappresentano il prima e il dopo della nostra alimentazione: rape-patate e grano saraceno - granoturco.

Legata a questa iniziativa è anche la realizzazione di un corso di cucina tradizionale. Tenutosi presso il Centro scolastico di Croglio in collaborazione con i Corsi per Adulti, ha infatti utilizzato parte dei prodotti dell'orto.

Negli ultimi anni Internet, e più specificatamente le reti sociali virtuali, hanno assunto un'importanza crescente anche nell'ambito della comunicazione del prodotto culturale. Si tratta di una serie di canali di facile accesso che non richiedono investimenti rilevanti. In questo contesto, i musei non possono più permettersi una comunicazione istituzionale ingessata, limitata a un sito statico in cui presentare in modo approssimativo le proprie attività espositive.

In questo settore, l'associazione Museo del Malcantone è sempre stata proattiva e determinata ad affrontare con rinnovato slancio le nuove sfide della comunicazione culturale. Gli strumenti elettronici rappresentano un valido supporto per la missione della nostra associazione, nata nel 1985 con l’obiettivo di "salvaguardare, raccogliere, riunire e valorizzare, documentando, indicando ed esponendo, in sede degna, quanto ancora rimane del patrimonio storico e culturale della regione del Malcantone".

I siti informativi

Il sito del museo del Malcantone è stato presentato per la prima volta al pubblico nel 1999 ed è stato tra i primi a proporsi all'interno del panorama museale della Svizzera italiana.

Unitamente al sito del museo della pesca di Caslano, i due portali hanno una valenza eminentemente informativa, adottando il classico modello one-to-many. In questo contesto le informazioni sono gestite unicamente dall'istituzione, e vengono pubblicate secondo una struttura documentaria precisa. In linea di principio questa iniziativa rappresenta la base di partenza della nostra comunicazione elettronica e permette anche di approfondire quanto proposto sui social media.
Il sito rappresenta infine uno strumento di lavoro che ci permette di creare una rete di istituti (networking) e un catalogo di collegamenti utili per i temi trattati (bookmarking).

I social network, piattaforma di scambio

Dal 2010 l'associazione ha attivato due pagine accessibili da Facebook. Rispetto al sito, la presenza nei social network intende promuovere un contatto diretto con l'utenza, condividendo materiali e tematiche vicine, sia per soggetto, sia per epoca, al nostro vissuto. Un approccio meno strutturato e maggiormente "emotivo" che permette in prospettiva di riflettere sulla rapida evoluzione della nostra identità. Come abbiamo già accennato, la comunicazione attraverso questo canale non è più monopolizzata ma condivisa, permettendo pertanto a chiunque di sottoporre i propri materiali o le proprie osservazioni (modello many-to-many).

Questo canale di comunicazione diffonde in modo virale il nome dell'istituto ed è particolarmente utile per avvicinare nuove categorie d'utenza e dialogare con loro rapidamente.

Gli obiettivi

  1. Partecipare e contribuire, nel suo piccolo, allo sviluppo di Internet, in particolare promuovendo contenuti a carattere divulgativo e informativo. L’aspetto commerciale non ha rilevanza ai fini delle nostre attività.
  2. Rafforzare il legame con gli utenti che già conoscono i servizi del museo. Contemporaneamente, creare nuove comunità di utenti favorendo la diffusione di messaggi diversificati e facendo leva su sensibilità diverse.
  3. Incoraggiare lo scambio e la condivisione di oggetti, documenti, fotografie e altri materiali di rilevanza storica, etnografica e antropologica.
  4. Favorire l’interazione e il dialogo tra amici virtuali, soci e comitato direttivo dell’associazione, volto soprattutto a ridefinire nel tempo il ruolo e l’identità del Museo del Malcantone.
  5. Promuovere la presenza, lo scambio e la collaborazione con iniziative analoghe o affini attive in Svizzera e in Italia.
  6. Integrare i flussi presenti nei canali dei social media nell’offerta dei musei.

I canali

Sito web: attualmente l’associazione gestisce due siti, uno per ogni sede. All’indirizzo www.museodelmalcantone.ch è possibile visualizzare informazioni e documenti riguardanti le attività della sede di Curio. Sulle pagine del Museo della Pesca (www.museodellapesca) sono presenti i materiali che riguardano la sede di Caslano. I siti generano complessivamente un flusso importante: nel 2012 sono state registrate 339'279 visite.

Facebook: anche all’interno di questa rete sociale sono presenti due pagine distinte, una per la sede di Curio, l’altra per quella di Caslano. I post sulle due pagine sono numericamente limitati: complessivamente due notizie a settimana. Si tratta principalmente di immagini, brevi testi o collegamenti a pagine significative. Attualmente (maggio 2013) le pagine comprendono circa 300 amici, registrando una crescita costante fin dalla loro creazione.

Tripadvisor: La piattaforma di scambio di recensioni Tripadvisor ha guadagnato grande considerazione tra il pubblico, diventando uno strumento utilizzato anche dalle guide turistiche professioniste per individuare rapidamente l’offerta turistica e culturale di una destinazione. Le due sedi sono state registrate nel portale e si prestano dunque a essere recensite dai propri visitatori. Questa offerta è dunque orientata essenzialmente alle persone che visitano fisicamente il museo, e offre la possibilità di raccogliere osservazioni, suggerimenti e critiche da parte del proprio pubblico.

A partire dalle pagine dei siti è possibile accedere direttamente alle pagine Facebook e Tripadvisor. È anche possibile consigliare pubblicamente la pagina visualizzata con GooglePlus e iscriversi alla newsletter. Infine, le due sedi sono descritte anche nel portale Wikipedia.

In conclusione

Le nuove tecnologie sono un settore di facile accesso ma difficili da gestire in modo coerente e costruttivo, soprattutto nella filiera culturale. Va comunque evidenziato come una strategia ben costruita possa valorizzare le attività tradizionali dell’istituto culturale, creando potenzialmente un bacino d’utenza indipendente dalla dimensione dell’istituto stesso.

Roland Hochstrasser

Bibliografia

Monografie

  • AAVV, Systèmes d’informations et synergies entre musées, archives, bibliothèques, universités, radios et télévisions. Les bases de données et les médias numériques au service des patrimoines historique, culturel, naturel et scientifique, Lausanne : VMS, 2007
  • AVORIO A., Il marketing dei musei, Seam libri, Milano 1999
  • BERTACCHINI P. A., Il museo nell'era digitale, Catanzaro : Abramo, 1997
  • BUZZANCA G., Digit fugit ovvero osservazioni sulla conservazione del Web1, Minerva Project, 2006
  • COOPER, J., Beyond the On-line Museum: Participatory Virtual Exhibitions , in J. Trant and D. Bearman (eds.). Museums and the Web 2006: Proceedings, Toronto: Archives & Museum Informatics, published March 1, 2006
  • DUPLAIN MICHEL N., Vers un Musée virtuel de la Suisse ?, Presence du paysage muséal suisse sur Internet, Neuchâtel : IDHEAP, 2006
  • GETCHELL P., Beyond The On-line Catalogue: Using The Web To Leverage Your Collection More Effectively, in J. TRANT and D. BEARMAN, Museums and the Web 2006: Proceedings, Toronto: Archives & Museum Informatics, 2006
  • GRANIERI G., La società digitale, Roma ; Bari : Laterza, 2006
  • RABINOVITCH V., ALSFORD S., Les musées et Internet : le point sur huit ans d'expérience canadienne, Hull : Société du musée canadien des civilisations, 2002
  • TONELLO F., L'età dell'ignoranza : è possibile una democrazia senza cultura?, Milano : B. Mondadori, 2012

Periodici

  • AAVV, Digital Humanities und Web 2.0, Bulletin, Accademia svizzera di scienze umane e sociali (ASSM), n. 1, 2012
  • DE ROSNAY J., Civilisation du numérique : promesses et défis pour l’entreprise, Les rencontres du numérique, Association de l’économie numérique, 2012
  • GALLIMARD A., Le livre, le numérique. Le débat, n. 170, 2012
  • MANES S., Time and Technology Threaten Digital Archives, The New York Times, 7 aprile 1998
  • RINGHAM J., Tate Social Media Communication Strategy 2011–12, Tate Papers Issue 15, 2011
Citazione della fonte: Roland Hochstrasser. La strategia di comunicazione culturale su Internet. Curio: Museo del Malcantone, 2013.

L'Associazione Museo del Malcantone é lieta di invitarla all'inaugurazione della mostra che avrà luogo venerdì 10 settembre 2004 alle ore 18.30

Il 10 settembre 1854 “una turba magna di gente” partecipava a Curio all’inaugurazione del palazzo della Scuola maggiore e di disegno del Malcantone. L’edificio, ora sede del Museo regionale, era sorto in pochi mesi, in forza di una decisione del Consiglio di Stato che risolveva così le discussioni sulla sua ubicazione con i due concorrenti Bedigliora e Novaggio.

Il progetto, elaborato in puro stile Neoclassico, era dall’architetto Luigi Fontana di Muggio e la sua realizzazione comportò una spesa totale di 32.000.- franchi, versati in parte dal Cantone, in parte dai 19 Comuni del circondario e in parte dalla Confederazione, quale sostegno a un Ticino prostrato dall’espulsione di tutti i suoi emigranti dal Lombardo-Veneto.

Trovava così una sede degna la scuola fondata quattro anni addietro grazie a una pubblica sottoscrizione, frequentata annualmente da un numero ragguardevole ma instabile di allievi (fra i 71 e i 98) e tenuta da due notevoli maestri: il prof. Giovan Battista Buzzi-Cantone di Gera Lario e l’architetto Giovanni Poroli di Ronco sopra Ascona, docente di disegno. Le loro capacità e quelle dei loro allievi trovarono un positivo riscontro già nel Conto Reso 1854 del Consiglio di Stato: “Il risultato dell’insegnamento nella scuola di Curio fu tale da rendere ben soddisfatta l’Autorità superiore scolastica, le autorità locali e la popolazione. Ora trovasi eretto il nuovo e comodo locale scolastico, sorto mediante forti sacrifici della popolazione e de’ filantropi delle località, coadiuvati in parte dalla Confederazione con un sussidio e dal Cantone coll’anticipazione de’ fondi.”

La suddivisione in “scuola elementare maggiore” e “scuola del disegno” durò fino al 1920, quando quest’ultimo ramo fu accorpato alle neonate scuole professionali e furono create le scuole maggiori obbligatorie. A Curio una commissione tentò sin dal 1917 di dar vita a una scuola professionale o tecnica, ma non se ne fece niente. Nel 1950 il maestro Antonio Indemini chiudeva per l’ultima volta le porte della Scuola maggiore di Curio.

Per alcuni anni l’edificio è abbandonato. Poi comincia a prendere corpo l’idea di destinarlo a Museo regionale. È con questa intenzione che l’Ente turistico del Malcantone lo acquista e lo restaura (1970-1975). Nel 1985 viene fondata l’Associazione Museo del Malcantone, che vi trova una sede ideale.

Purtroppo, nel periodo dell’abbandono si disperde una gran parte dei materiali e dei documenti conservati nella scuola, testimoni di un secolo di storia: testi scolastici, modelli, strumenti didattici, registri, arredi e quant’altro. Piano piano, grazie alla collaborazione e alla generosità degli abitanti di Curio e di alcuni discendenti di allievi della scuola di disegno, il Museo del Malcantone ha potuto però ritrovare una ragguardevole quantità di materiali che sono oggetto di questa mostra.

10 settembre - 31 ottobre 2004 - Apertura giovedì e domenica 14-17 o su appuntamento.

Cerca nel sito

Orari e prezzi

Il museo è chiuso a causa dei lavori per il rinnovo della struttura!

Free Joomla! template by L.THEME