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Nella sede di Curio trovano posto esposizioni temporanee ed un'esposizione permanente, distribuita in due grandi sale e quattro più piccole. Nella prima delle due grandi sale, la sala della civiltà rustica, sono presentati, in sintesi rapida quanto efficace, attività e momenti di vita della popolazione malcantonese fin verso la metà del nostro secolo: caccia, pesca, agricoltura, artigianato, pastorizia, viticoltura, usanze e tradizioni varie.

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In occasione della Giornata internazionale dei musei 2015, si terrà una presentazione di attività artigianali e preparazioni gastronomiche del lago in una cornice conviviale, con la degustazione di svariate specialità
prodotte con pesci locali. La manifestazione avrà luogo al Museo della pesca di Caslano a partire dalle 10:00.

Gastronomia dei nostri laghi:

  • pesce affumicato, marinato, in carpione, in salsiccia, patè, fritto misto di lago, preparati dal Consorzio pescatori con reti del Ceresio e offerti in degustazione gratuita
  • missoltin e polenta

Tessitura delle reti - intreccio dei cesti - fabbricazione di esche e del mulinello per la pesca a mosca

Proiezione del documentario di Massimo Pirovano Il racconto del pescatore

Animazione musicale con gli Aghechighè

545'000 visite. Nel 2014 i siti del Museo del Malcantone e del Museo della pesca hanno registrato poco più di mezzo milione di visite. 

Ecco alcuni dati chiave:

  • Sito museo del Malcantone, totale visite 2014: 139'417
  • Sito museo del Malcantone, totale pagine consultate 2014: 1'041'169
  • Sito museo della Pesca, totale visite 2014: 405'909
  • Sito museo della Pesca, totale pagine consultate 2014: 4'235'306
  • Totale visite: 545'326
  • Totale pagine consultate: 5'276'475

Amici registrati sulle pagine FaceBook, in totale:

  • Museo del Malcantone: 221
  • Museo della Pesca: 162

Infine segnaliamo che il museo ha provveduto a catalogare, in totale:

  • 1358 oggetti della collezione di Curio
  • 1040 oggetti della collezione di Caslano
  • 572 immagini

Grazie a tutti!

Carlo Guggiari, di Magliaso (1900-1976), detto Carlo Picch per la sua figura alta e magra, ripeteva spesso: Quando eravamo in Acqui… Ero un bambino e due cose mi colpivano: la misteriosa Acqui (chissà dov’era?) e quello strano in. A tale premessa seguiva qualche ricordo di gioventù, quando lui, fabbro di professione, faceva il fornaciaio, probabilmente nella fornace dei Contini, anche loro del mio comune. È questo un tenace ricordo della mia infanzia, certo il primo che abbia a che fare col Piemonte.

Ripensandoci adesso non posso che rimpiangere il fatto di non aver raccolto i suoi ricordi, di non essermi fatto raccontare da uno degli ultimi testimoni la vita dei nostri fornaciai. Ma tant’è, inutile dolersene a questo punto.

Molto più importante ora è cercare di ricostruire pezzo per pezzo quello che fu il rapporto fra Malcantone e Piemonte, un intreccio ricco e complesso, che ha radici assai profonde.

Il primo contatto, persistente e immutabile, è visivo: la sponda piemontese del Verbano si offre al nostro sguardo in più punti, mentre la visione mattutina del Monte Rosa è uno spettacolo di rara bellezza.

Un tempo questa vicinanza era anche umana, culturale, geografica: generazioni di emigranti si sono incamminati verso una meta che, prima della monocultura nord-sud indotta da ferrovia e autostrada, appariva naturale e vicina. Luino è a un tiro di schioppo e da lì bastava attraversare il lago in barca o scendere lungo la sponda sinistra del lago, per poi attraversare il Ticino a Sesto Calende.

Piemonte, Piemunt o Piemont, per il malcantonese di allora significava pane e vino. Il pane era quello che andava a guadagnarsi nelle fornaci e nei cantieri. Il vino, con questa generica denominazione, lo trovava nelle osterie, importato in grandi quantità dai commercianti che avevano il contingente per poterlo fare. Pane e vino comunque: c’era quasi qualcosa di mistico!

-Con questa pubblicazione e con la mostra ad essa legata, offriamo un’occasione per riallacciare questi antichi legami, seguendo le tracce delle maestranze artistiche malcantonesi attive in Piemonte fra la seconda metà del Seicento e l’inizio del Novecento.

Silvana Ghigonetto, occupata per un anno e mezzo come ricercatrice presso il Museo del Malcantone, ha condotto uno studio fondato soprattutto su fonti bibliografiche (e cito doverosamente Artisti della Svizzera italiana in Torino e Piemonte di don Luigi Simona, del 1933, che ancora oggi costituisce il punto di partenza obbligatorio per degli studi in questo ambito), traendo dalla somma di informazioni una serie di affascinanti ritratti di architetti, ingegneri, stuccatori, pittori uniti dal comune denominatore della terra d’origine e, diciamolo pure con una punta d’orgoglio, da un saper fare sicuro, fatto di conoscenze tecniche e creatività.

L’autrice ha messo in evidenza alcuni personaggi, attivi nelle arti legate alla costruzione e alla decorazione, in parte sconosciuti da noi, ma generalmente noti nei luoghi del loro operare. Basandosi sulle sue doti precipue di studiosa di architettura, ha inserito l’opera delle nostre maestranze nelle varie correnti culturali che si sono succedute nei trecento anni presi in esame.

Si tratta di una rassegna che non ha come obiettivo di esaurire un discorso, ma piuttosto di aprirlo. Certo, molti nomi emergeranno ancora dai documenti. Gli archivi dei luoghi deputati all’organizzazione e alla formazione, la Compagnia di Sant’Anna dei luganesi, l’Accademia Albertina, le Scuole serali di San Carlo, nascondono sicuramente molti nomi nostri. Il fenomeno dei fornaciai è ancora in gran parte inesplorato ed è nei programmi del nostro Museo lanciare quanto prima un’approfondita ricerca sulla loro attività. Il lavoro non manca.

Per il momento gustiamoci questo studio e la mostra che ne deriva, riflettendo ancora una volta su quante capacità i nostri antenati seppero esprimere, nella lontana e misteriosa Russia come nel vicino e familiare Piemonte.

Bernardino Croci Maspoli
Presidente dell’Associazione Museo del Malcantone

Questa mostra é nata ad Astano, il villaggio di Domenico Trezzini, una bella sera di prima estate del 1991. Ospite del Museo del Malcantone, il dott. Gerardo Bolla, già vice direttore generale dell'UNESCO, un ticinese troppo poco conosciuto in patria, offriva in quel momento la sua collaborazione per stabilire contatti con gli archivi di S.Pietroburgo, allo scopo di approfondire la conoscenza dell'emigrazione malcantonese in quella città e in tutta la Russia. Non era certo un'occasione da lasciarsi scappare e così ci siamo buttati in un progetto a un tempo semplice e ambizioso, con un po' di coraggio e grazie all'immediato sostegno della Pro Malcantone, dell'Ente turistico del Malcantone e dell'Ufficio cantonale dei Musei.

Il primo atto concreto é stata una visita agli archivi di S.Pietroburgo compiuta dal dott. Bolla e da Fernando Cantoni, rappresentante sia la Pro Malcantone che il nostro Museo.

Allaciati i primi contatti, si é ritenuto opportuno convocare a Curio una riunione fra tutti gli enti che avrebbero potuto partecipare al progetto.

L'iniziativa ha portato a Curio una delegazione russa composta dai signori: V. Guerassimov, direttore dell'Archivio storico centrale di S.Pietroburgo, V. Leonov, direttore della Libreria dell'Accademia russa delle Scienze e K. Malinovski, ricercatore presso l'Archivio storico centrale di S.Pietroburgo. Con loro si sono incontrati i rappresentanti del Dipartimento istruzione e cultura del Cantone Ticino D.Jauch, A.Ghiringhelli e A. Gaggioni, del Museo del Malcantone e della Pro Malcantone, la direttrice del Museo cantonale d'arte M.Rossi - Kahn, il direttore della Galleria Gottardo di Lugano L.Patocchi e il signor O. Binst, direttore dell'agenzia fotografica Gamma di Parigi.

Risultato dell'incontro, svoltosi con l'esperta regia del dott. Bolla, sono le tre mostre che, con il titolo globale "Il Ticino e S.Pietroburgo", vengono presentate contemporaneamente al Museo cantonale d'Arte e alla Galleria Gottardo di Lugano e al Museo del Malcantone.

A Curio la fase operativa vera e propria ha preso avvio nel settembre dello scorso anno, con l'inizio del lavoro di ricerca affidato a Giovanna Devincenti e orientato verso due obiettivi : la preparazione del supporto scientifico per la mostra e per questo catalogo, nonchè la raccolta trascrizione e studio di tutta la documentazione esistente sul tema in vista di una pubblicazione di tipo antologico che si intende fare apparire entro un paio d'anni.

Ciò che abbiamo il piacere di presentare è quindi una tappa importante di un'attività impostata a più lungo termine, tesa ad acquisire il maggior volume possibile di infomazioni su quel capitolo straordinario della storia delle nostre maestranze che é l'emigrazione in Russia.

Ad una collaborazione veramente esemplare offertaci da molti, hanno fatto purtroppo riscontro delle inattese difficoltà nei contatti e nella collaborazione con gli archivi russi: quindi i materiali esposti e le fonti sulle quali si é basata la ricerca storica sono praticamente tutti di origine locale. Poco male.

Siamo comunque sicuri di essere riusciti a offrire al pubblico, compatibilmente con i nostri mezzi e con le nostre competenze, una mostra e una pubblicazione di grande interesse, dove si approfondisce la conoscenza di uomini fuori dal comune per coraggio e capacità: l'immagine, a volte corretta ma anche spesso troppo generalizzata, dell'emigrante per disperazione subisce in questo caso un notevole aggiustamento. Al servizio degli zar c'é uno straordinario esempio di quella che il Franscini definisce "L'emigrazione che si pratica per l'esercizio di que' mestieri cui va compagno il disegno" 1 , designandola come "la più profittevole di tutte". In Russia troviamo artigiani di sicure capacità, capomastri, ingegneri e architetti dalla solida preparazione e dalla ricca esperienza professionale, professionisti seri e amministratori precisi, protagonisti e testimoni di un fenomeno "quasi miracoloso". 2

A loro e a tutti coloro che ci hanno aiutato a documentarne le vicende, dedichiamo questo lavoro.

Bernardino Croci Maspoli, Presidente dell'Associazione Museo del Malcantone

La mobilitazione dimenticata: i campi di internamento e la vita quotidiana delle donne

Ticino 1939-1945


Con questo titolo si apre il 2 aprile a Curio una mostra che vuole ricordare due aspetti di un momento particolarmente difficile della nostra storia recente. Vi si parla della Seconda guerra mondiale, dei campi militari di internamento ticinesi (soprattutto malcantonesi, che accolsero soldati polacchi e francesi) e della quotidiana guerra privata delle donne, confrontate con ogni genere di difficoltà, dal razionamento dei viveri all’assenza dei mariti mobilitati.

La proposta rientra in un vasto progetto Interreg IIIA, intitolato “La memoria delle Alpi”, che coinvolge il territorio dell’arco alpino occidentale (Francia, Italia e Svizzera). Il progetto si propone di studiare, rappresentare e trasmettere, in particolare alle giovani generazioni, la memoria collettiva degli anni della Seconda guerra mondiale, riferita ad un territorio particolare, nella sua dimensione transfrontaliera.

Nel nostro Cantone, oltre a Curio, vedrà impegnati anche i musei regionali di Loco (Valle Onsernone) e Intragna (Centovalli e Pedemonte). Le tre esposizioni sono concepite come un’unica mostra frazionata in tre sedi, e trattano le tematiche principali prese in considerazione dal progetto generale: le Alpi come luogo di culture e di circolazione delle idee, come frontiera e come luogo di rifugio.

La mostra di Loco si sofferma sui rapporti culturali, di scambio e reciproco arricchimento, tra il Ticino e i rifugiati italiani, giunti in gran numero dopo l’8 settembre 1943, quella di Intragna presenta invece personaggi ed episodi legati alla vita sulla frontiera e in particolare l’attività spionistica e dei servizi informativi insediati nel nostro Cantone, nonché i rapporti tra la Resistenza italiana e il nostro Paese.

Il progetto Interreg “La memoria delle Alpi” attribuisce notevole importanza alla divulgazione e ha un’attenzione particolare per i giovani. Per questa ragione alle esposizioni verranno affiancate diverse iniziative, come la proiezione di film documentari opportunamente presentati (tra i partner del progetto figura anche la RTSI). Sono inoltre stati presi proficui contatti con diversi ordini di scuole del Cantone, per la preparazione di attività didattiche legate alle varie realizzazioni previste.

 


Scarica i pannelli della mostra

Porte aperte al museo del Malcantone in occasione della 31esima giornata internazionale dei musei.

Domenica 18 maggio è la giornata dedicata a livello internazionale ai musei. In Svizzera aderiscono a questa iniziativa, con il motto “Al servizio della società e del suo sviluppo”, 135 istituti espositivi sparsi in tutto il Paese, un’ occasione alla quale non ha voluto mancare il Museo etnografico del Malcantone.

Curio dunque si apre ai visitatori con un programma che tra le 10.00 e le 18.00 prevede l’accompagnamento alla mostra sui fornaciai malcantonesi nel mondo, recentemente rinvigorita con nuove testimonianze, l’incontro libero con  alcuni discendenti di questa importante emigrazione e verso le 16.00 un coinvolgimento canoro con il gruppo “Cantiamo sottovoce”. Ospitalità accompagnata da spuntino e bibite, il tutto all’insegna della gratuità.

L’evento è inserito, anche nel ciclo di appuntamenti intitolato “Quando la pietra parla”, organizzato per il 2008 dalla rete dei musei etnografici regionali del Canton Ticino, con il coordinamento del Centro di dialettologìa e di etnografia di Bellinzona (CDE).

Die Ausstellung befasst sich mit der Errichtung von Flüchtlings-lagern während des Zweiten Weltkrieges im Kanton Tessin, um Tausende von militärischen und bürgerlichen Flüchtlingen aus verschiedenen Länder unterzubringen.

Im Juni 1940 flüchteten ca. 40'000 Mann Militärangehörige französischer und polnischer Nationalität in die Schweiz,um dem Deutschen Vormarsch zu entfliehen;diese wurden sogleich auf das gesamte Gebiet der Schweiz verteilt,um sie alsdann bei verschiedenen Aktivitäten einzusetzen;so haben solche auch im Tessin,gemäß der dama ligen finanziellen Situation, wertvolle öffentliche und private Arbeiten erledigt;vor allem wurden sie eingesetzt zur Erweiterung der landwirtschaftlichen Nutzflächen gemäß “Plan Wahlen ”;ausserdem haben sie Projekte von öffentli- chem Nutzen,wie Strassenbau, Wasserversorgung,Einrichtungen auf Alpweiden,etc.verwirklicht.

Die Ausstellung befasst sich auch mit der schweizerischen Asylpo- litik,d.h.mit der Durchlässigkeit und der Undurchlässigkeit der politischen Grenzen zwischen der Schweiz und den Nachbarländern, ebenso mit dem delikaten Thema der psychologischen Grenzen zwischen den verschiedenen Bevölkerungen:einerseits bei den aufnehmenden Tessinern und andererseits bei den nach Aufnahme suchenden Volksgruppen von Frankreich, Polen, Indochina, Italien, Russland, Afrika, Deutschland, etc. Nebst der Darstellung des Lebens der Flüchtlinge in den Lagern ist auch das tägliche Leben der Tessiner während des Krieges gezeigt.In diesem Sinne ist ein Raum des Museums vorgesehen für den Wiederaufbau einer Küche aus diesem Zeitabschnitt.

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