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In una mostra e in un libro l’attività della comunità svizzera a Trieste dal ‘700 al ‘900

Lo scorso 29 febbraio, grazie all’iniziativa del locale Circolo svizzero, si è aperta la mostra intitolata La comunità svizzera a Trieste dal ‘700 al ‘900.

Assieme al ricco catalogo omonimo, curato da Giuseppe Reina, Annemarie Graf Reina e Giulio A. Cattaneo, essa documenta la straordinaria attività dei nostri connazionali in quella città. Banchieri e commercianti romandi, industriali svizzero-tedeschi, ristoratori grigionesi e costruttori ticinesi furono le tipologie più frequenti di emigranti che confluirono nella città istriana a partire dal 1719, quando l’imperatore d’Austria Carlo VI le concesse lo status di porto franco, dando avvio a due secoli di straordinario sviluppo commerciale e industriale.

Il più illustre dei ticinesi fu senza dubbio l’architetto Pietro Nobile di (Campestro 1776 –Vienna 1854). Figlio di un capomastro studiò a Trieste e Roma dove strinse amicizia con lo scultore Antonio Canova. Nel 1818 fu chiamato a Vienna, come membro del Consiglio aulico delle fabbriche e direttore dell’Accademia di architettura. Lasciò un ingente patrimonio documentario, conservato dai discendenti e infine salvato dal prof. Gino Pavan, che ne ha poi promosso lo studio e curato numerose e importanti pubblicazioni a riguardo.

Per questa ragione, contestualmente alla mostra e su indicazione del Museo del Malcantone, il Consiglio di Stato del Canton Ticino ha opportunamente ritenuto di significare al grande studioso l’apprezzamento per “l'attenzione  riservata alla persona, agli studi, ai progetti ed alle realizzazioni in Europa dell'architetto ticinese Pietro Nobile, tramite pubblicazioni che con cura, meticolosità e rigore scientifico ha voluto illustrare”.

Nel corso di due secoli, altri ticinesi si sono distinti nel campo della costruzione, come gli Scalmanini, Giovanni Degasperi o Giuseppe Bernardi, altri ancora negli affari, come i Genel di Dalpe, i Caccia di Morcote, i Fontana di Mendrisio, i Rusca di Agno. Tutte famiglie che hanno lasciato importanti tracce.

Suscita particolare interesse per qualità e quantità l’opera della famiglia Righetti di Breno. Il capostipite Giovanni (1766-1855) giunse a Trieste nel 1806, dopo svariate esperienze lavorative nell’Italia del Nord e in Provenza. Non aveva preparazione accademica, ma le sue grandi capacità lo fecero passare da capomastro a architetto.
I suoi tre figli Giuseppe (1806-1887), Domenico (1809-1894), Giovanni il giovane (1827-1901) e il nipote Giusto (1873-1941), compiuti studi accademici - chi a Milano, chi a Vienna – continuarono l’attività del capostipite, costruendo in città oltre sessanta edifici, alcuni dei quali particolarmente pregevoli e situati nei luoghi più belli di Trieste, come Piazza Unità d’Italia o Via Rossini, lungo il Canale grande.
Sembra che un tempo a Breno si dicesse “Napoleon per guerreggiar-I Righetti per costruir”: certo si esagerava, ma ammirando le opere lasciate, alla strofetta qualche ragione dobbiamo pur concederla.

Bernardino Croci Maspoli, conservatore del Museo del Malcantone

La Comunità svizzera a Trieste dal ‘700 al ‘900 Dal 01 marzo al 15 aprile 2012 - Sala Umberto Veruda - Palazzo Costanzi, piazza Piccola 2, Trieste

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