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Maestranze malcantonesi in Piemonte tra Barocco e primo Novecento: introduzione

Introduzione

La ricerca dell’architetto Silvana Ghigonetto sulle Maestranze artistiche malcantonesi, a Torino e nella regione del Piemonte, costituisce una vera e propria nuova porta apertasi sul fenomeno di questa nostra specifica emigrazione.

Da almeno un millennio, le valli e le terre rivierasche tra la sponda destra del Lario e la sponda sinistra del Verbano (comprendenti quindi, con il lago Ceresio, anche l’attuale Malcantone) hanno visto partire per tutta Europa (e, negli ultimi secoli, anche per oltre Oceano e oltre Mediterraneo) molte “compagnie” di Mastri d’Arte che, in ogni paese dove sono stati attivi, hanno lasciato segni concreti della loro perizia professionale e della loro multiforme espressione estetica: monumenti religiosi e civili che, ancora oggi, illustrano e testimoniano le costanti più valide della nostra cultura e civiltà “europea-occidentale”, (entità più che mai attuali).

I protagonisti più prestigiosi o famosi come… Adamo di Arogno, gli Antelami, i Campionesi, i Solari, i Maderno, i Fontana, … Francesco Borromini…, i Carloni, i Trezzini… Fossati, Gilardi, Ruggia, Adamini, … sono sempre stati accompagnati da gruppi di parenti e compaesani (fino a qualche decennio orsono) quasi del tutto anonimi: artisti tutti dalla mano e dall’occhio sicuro nel trasformare materiali (creta, legno, calce, ferro, rame, bronzo…) e nell’edificare (muri, volte, stabiliture, coperture… e anche scale e opere idrauliche… e anche altari e pulpiti… con ornamenti e riquadrature in stucco o pittura; senza dimenticare l’abilità nella costruzione e nell’uso di “macchinari” e nel calcolo, o empirismo, della stabilità e statiticità degli edifici.

Erano tutte maestranze chiamate e richiamate… da Consoli di Comune, da Principi Vescovi, da Papi, duchi, imperatori… per una loro conquistata fama: un’emigrazione, in gran parte, avvenuta per merito riconosciuto, quindi, più che per “fame”, come è stato il caso dei grandi flussi migratori, nell’Ottocento.

Ribadite queste (purtroppo non ovvie) considerazioni generali, già espresse in occasione della mostra sulle Maestranze malcantonesi in Russia, del 1995 (esposizione che documentava un’esemplare ricerca storica condotta da Giovanna Devincenti), il Museo del Malcantone presenta oggi un’altra ricerca sulla nostra emigrazione artistica che, se non può mettere in evidenza personalità di assoluto primo piano, come quella di Domenico Trezzini, ha tuttavia il merito, non meno significante, di illustrare figure e opere di malcantonesi quasi sconosciuti: mastri, architetti, stuccatori, pittori, …marmorari… lungo ben tre secoli, che sono stati attivi in terra piemontese; accanto ai numerosi mastri fornaciai, loro conterranei che, pure, meriterebbero di essere tolti dall’ombra della memoria, in uno studio che potrebbe comprendere… altre regioni d’Italia e d’Europa; chi, oggi, passa i settanta potrebbe testimoniare, di persona, sugli ultimi fornaciai di tante vecchie famiglie dei nostri paesi, se non addirittura di quasi tutte… (E basterebbe rileggere qualche pagina tra le più intense del Voltamarsina di Don Francesco Alberti, romanzo ingiustamente ritenuto marginale… nel panorama fin troppo affollato della letteratura ticinese).

Silvana Ghigonetto ha cominciato quest’opera di ricerca con pochi nomi sotto gli occhi: quelli citati da Virgilio Chiesa nel suo volume “Lineamenti storici del Malcantone” (1961); e altri documentati negli studi di Antonio Gili: “Le famiglie d’arte di Nazione luganese a Torino e in Piemonte dal Seicento all’Ottocento” (1992) e “ La Compagnia di Sant’Anna a Torino” (1988).

D’altra parte, da torinese, diplomata al Politecnico di Torino, l’Autrice si è confrontata subito con una nutrita bibliografia sui monumenti della sua regione: tutte opere documentate da storici ma, naturalmente, non finalizzate a definire la provenienza degli artisti né i loro comuni denominatori. E ha potuto anche, con intuitiva indagine, consultare documenti inediti, come quelli dell’archivio della famiglia Visconti di Curio e della famiglia Donzé-Fonti.

In un anno e mezzo di lavoro Silvana Ghigonetto ha stabilito preziosi contatti, ha collegato studi già compiuti, si è procurata copie di documenti, … ha esaminato, osservato, confrontato (nella loro complessità e nei loro particolari) monumenti e manufatti fino a oggi sconosciuti ai malcantonesi.

Il suo studio, articolato, cronologicamente, dal Seicento al Novecento, presenta tutte le personalità degli artisti malcantonesi operanti nella regione: dagli architetti… ai marmorari, dai mastri da muro… ai restauratori.

Nomi di famiglia, comuni nella nostra regione: Rusca, Quadri, Avanzini, Banchini, Vannetta, Guggia, Ruggia, Pedrotti, Zanetti, Boschetti, Pianca, Donati…Fonti, Torriani, Carbonetti, Alberti, Ferretti, in queste pagine, prendono corpo e carattere.

-Di molti si precisa: formazione, perizia, competenza; e soprattutto, nella descrizione delle loro opere, con acuta sensibilità professionale ed estetica, in una prosa senza esibizioni di terminologie tecniche, si precisano strutture portanti e tecniche di impianti decorativi, concludendo sempre la descrizione con un’agile e plastica resa linguistica delle particolarità formali e delle suggestioni espressive di ciascun artista.

Non ha tralasciato, l’Autrice, di contestualizzare il fenomeno nella realtà politico-economica del tempo quando, (specialmente nel Settecento) il Ducato Sabaudo affermava e rappresentava il suo potere anche nell’urbanistica, nella disposizione dei monumenti: sia nella Capitale sia nelle città minori, preparando la sua egemonia, come primo attore, nell’Ottocento, per l’unità d’Italia.

D’altro canto, realisticamente, ha sottolineato pure i contrasti tra artisti o tra gruppi tecnici in situazioni geologiche particolari; e non ha taciuto nemmeno le difficoltà di operare in ambienti macabri come quell’interno di chiesa dove le sepolture… ingombravano il sotto pavimento e l’aria.

Lo studio si legge, così, anche con curiosità minuta oltre che con il piacere della scoperta di nomi e di opere nel contesto di un’epoca.

Nomi e opere di artisti meno noti, ma tutti degni di far corona ai nomi e alle opere degli eccellenti nell’architettura di quei secoli in Piemonte: il padano Guarino Guarini, il siciliano Filippo Juvarra e, finalmente, il piemontese di Ghemme Giacomo Antonelli… della Mole Antonelliana.

Il campo esplorato si è rivelato più vasto del previsto e stimolante per nuove precisazioni, con l’aiuto, ci si augura, che altri documenti vengano alla luce proprio in terra malcantonese: a testimoniare, ulteriormente, l’operosità non comune della nostra gente.


Giancarlo Zappa
Conservatore del Museo del Malcantone
Castelrotto, 28 aprile 2003

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