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Il diavolo e l'acqua santa

Che l'acqua santa e il diavolo siano tra di loro in contrasto, come il bene e il male, la virtù e il vizio, la luce e le tenebre, lo prova la seguente leggenda germogliata in Val Capriasca.

Alle spalle di Bigorio, in un pianoro roccioso, poco discosto dalla stradetta dei monti, era piantata una grezza croce di legno, a pietoso ricordo d'un forestiero caduto in una sciagura di caccia.

La mattina presto, una donna, con ispalla una gerla di caciole, mosse dalla sua cascina montana alla volta del mercato di Lugano.

Al sasso della croce s'inginocchiò a pregare e, appena alzatasi, s'imbattè in un omaccio, chiuso in un tabarro, dal cappuccio tirato sulla fronte, sotto il quale appariva un ceffo nero di fuliggine.

Dissimulando il suo improvviso senso di ripugnanza, la montanina, rivolse al lurido viandante un cortese saluto e subito riprese la sua strada.

Colui, dato uno strappo all'orlo della gerla, trattenne la donna, fece un ghigno e con cavernosa voce disse:

"Bisogna anche inginocchiarsi sul duro sasso, per pregare davanti a due legni incrociati!"

"E che c'è di male ?" gli contrappose la donna, con fare gentile. "Ho pregato, pregato per l'anima del poveretto rimasto vittima d'un infortunio."

L'altro diede in una sghignazzata. Buttò indietro il cappuccio, scoprendo le corna diaboliche. E in tono di rabbia replicò:

"Ma quella è un'anima nera come la mia ed è giù nei baratri dell'inferno."

La donna allibì e rimase di sasso... Come Dio volle, più morta che viva, riuscì a trascinarsi fino a Bigorìo, dove narrò del malaugurato suo incontro.

La domenica successiva, le genti della Capriasca salirono al sasso della croce per un esorcismo.

Si disposero in larga corona intorno alla croce. Poi, un vecchio alpigiano asperse d'acqua lustrale la roccia, su cui s'era trattenuto il diavolo.

A contatto della pietra, le gocce d'acqua santa si trasformarono in esili fiammelle crepitanti. Queste, attratte verso la croce, alimentarono una vigorosa fiamma, che immediatamente s'appiccò all'asta e ai bracci della croce, con scoppi spaventevoli.

A fuoco spento, i presenti rimasero stupefatti nel vedere incisi nella roccia una bella croce e sotto ad essa schiacciato uno scarabocchio di diavolo.

 

V. Chiesa, L'anima del villaggio, Gaggini, Lugano 1934


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