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I chiodi di Bedigliora

Tanti secoli fa, ancora al tempo della peste, delle carestie, dei santi pellegrini, Bedigliora stava come oggi a guardia del Malcantone, vigile e forte sentinella a impedire l'avvicinarsi di ospiti indesiderabili, poiché, a guisa di fiera castellana, teneva tutti a distanza e non lasciava entrare chi si sia nel suo dominio. Nel villaggio non c'era posto per gente girovaga, merciaiuoli ambulanti, profughi, contrabbandieri e viandanti di sorta. Il forestiero era veduto così di malocchio che ci pensava da solo ad alzare i tacchi appena metteva piede nel paese.

Una volta arrivò dalla parte di Biogno un pellegrino lacero e scalzo, tutto pelle e ossa che, se avesse avuto il cane, poteva dirsi San Rocco in persona. Saliva il pendio a stento col suo bastone e la bisaccia e, visto dal basso il bel paese indorato dagli ultimi raggi del sole, pensò: "Andrò lassù a cercare ospitalità". Infatti vi giunse, stanco e affamato, ma pieno di speranza e felice di potersi sdraiare anche sulla paglia in una stalla o in un granaio. Bussò all'uscio di una casetta civile posta al limitare della viuzza; venne ad aprire una giovane sposa, bella ma altera:

"Che volete?" domandò con accento poco benevolo.

"Buona donna, non potreste darmi ricovero per questa notte?".

"Darvi ricovero? ma questa casa non è un albergo, sapete?".

"Oh! intendetemi bene" rispose il pellegrino "mi accontenterei di un giaciglio anche nel fienile".

"Mi dispiace, noi non siamo contadini; mio marito è notaio a Lugano, andate più avanti: di stalle ne troverete a vostra scelta" e gli chiuse la porta in faccia.

Il pellegrino pensò: "Ecco come la bellezza va disgiunta dalla bontà".

Si diresse allora verso una casa di modeste apparenze che gli parve una vera dimora di contadini.

Alla vecchia che venne arcigna alla porta, ripeté umilmente la supplica.

Quella rispose:

"Povero il mio viandante, arrivate in un momento brutto: proprio questa notte, la nostra 'Grisa' dovrà dare alla luce un vitellino, tutti saremo di piantone in istalla e siamo in cinque, sapete? un vero trambusto, quindi voi sarete di troppo" e senza aggiungere altro, rientrò in cucina.

Lo sfortunato pellegrino girò intorno lo sguardo in cerca di un tetto ospitale, ma invano; prese per un viottolo e imboccò un grande cortile, ove una turba di bambini faceva il giro tondo; appena lo scorsero si sparpagliarono in un attimo e scomparvero come se avessero incontrato un appestato. Vide allora, sulla soglia di una stalla, un uomo alto e secco come una pertica; non aveva l'aspetto di orco, si fece coraggio e gli disse avvicinandosi:

"Scusate signore, non ci sarebbe in questo cortile un bugigattolo, onde rifugiarmi questa notte?".

"Ah, messere, avete sbagliato indirizzo, nessuno in questo paese ospita gente forastiera, neanche in un porcile, ché l'anno scorso capitò qui uno giù della Bassa Italia, un vero brigante della Calabria. Vedete, dormì proprio in quel fienile a destra. Ebbene che cosa fece quell'avanzo di galera? Per l'apertura ove si cala il fieno scese in istalla e fece man bassa di galline, conigli, attrezzi agresti e finimenti da cavallo; al mattino chi l'ha visto l'ha visto. Ecco che cosa si guadagna nell'ospitare gente straniera!"; e, fulminandolo con uno sguardo feroce, scomparve nella stalla. Il misero viandante non stette neppure a dire le sue ragioni di uomo povero, ma onesto: se ne andò a capo chino. Si diresse alla parte opposta del paese, sul versante della Lisora, là dove stava un casolare isolato; batté piano piano all'uscio e sulla soglia s'affacciò una ragazza spavalda che, nel vedere il pellegrino, richiuse di botto la porta e gridò fuori dalla toppa:

"Non c'è nessuno in casa, la mamma è giù alle cascine".

Il pellegrino pensò: "Come sono sfrontate e come sanno mentire le fanciulle di questo paese". Non aveva forse veduto fra lo spiraglio dell'uscio una donna vicino al focolare, intenta a filare?

Allora esclamò indispettito:

"Tutti han mentito, la ragazza, l'uomo, la vecchia, la sposa. Sta' lì maledetto paese!". Tornò sui suoi passi, entrò nella chiesa a pregare, poi si rintanò nel confessionale e quando il sagrestano, dopo aver suonato l'Ave Maria, chiuse la porta, egli stette quatto quatto ad aspettare che il paese si fosse addormentato. Verso mezzanotte andò alla torre campanaria, l'aprì, vide un enorme chiodo conficcato nel muro, che sosteneva una lanterna, strappò l'uno e accese l'altra e poi salì in cima al campanile. Raccomandandosi a Dio s'arrampicò sulla guglia, staccò la croce di ferro e infisse al suo posto il chiodo, che per miracolo si era ingigantito. Scese con la croce nella chiesa, s'appisolò sopra un banco e al mattino, appena spuntata l'alba, quando il sagrestano venne ad aprire, se la svignò e scomparve dal villaggio.

Si diresse verso Novaggio e più su, fino a Miglieglia ov'era già stato altre volte, accolto con gioia da grandi e piccini. Com'era solito quando arrivava in paese, si avviò dapprima alla chiesuola situata in cima al poggio, che aveva i dodici apostoli dipinti sulla parete e un magnifico altare scolpito in legno. La chiesa, bassa e piccola, aveva un campanile così modesto che non ebbe difficoltà a scalarlo; vi salì con la croce tolta ai bediglioresi, la conficcò sulla sommità dicendo:

"Ora, croce benedetta, qui ti troverai veramente fra i cristiani". Quando più tardi quelli di Bedigliora si resero conto del brutto tiro giocato loro dal santo pellegrino, montarono su tutte le furie e inviarono un muratore e un lattoniere a riprendere la croce, ma ritornarono a mani vuote. Anzi avvenne che il muratore cadde dalla gronda e si ruppe le costole, mentre illattoniere, a sua volta, faceva sforzi sovrumani per strappare la croce, ma questa, tenace, non si smosse d'un dito; il malcapitato scese, grondante di sudore e con le mani scorticate.

Intanto a Bedigliora un giovanotto gagliardo era pure salito sul campanile a raggiungere la guglia, resa ancora più appuntita dal chiodo gigante, e faceva sforzi disperati per smuoverlo, ma non riuscì a spostarlo di un centimetro. Il chiodo stette lassù per tanti secoli, finché, con l'andar del tempo, i bediglioresi mutarono consiglio e gareggiarono nelle opere di bene a vantaggio dei poveri, sino al giorno d'oggi; e prova ne sono le benefiche istituzioni del comune.

Infine, quel maledetto chiodo scomparve in una notte senza luna; si racconta infatti che un guardiacaccia, di ritorno dal suo giro notturno, vide correr giù a precipizio nella Val Lisora il diavolo col chiodo gigante sulle spalle. Ma il nomignolo rimase a Bedigliora e mi perdoni la sua gente di averlo rivelato al pubblico!

 

Maria Cavallini Comisetti

Almanacco malcantonese, 1951


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